Gli anni zero di Dionesalvi

È come un fumetto a forma di ferro di cavallo. O meglio è come se lo fosse stato. Chi conosce Cosenza nelle sue espressioni più radicali ed ha frequentato anche marginalmente il San Vito, sa che lo stadio dei Lupi mancava di una curva e permetteva ai fumi di un romanticismo anticonformista di non restare intrappolato nella domenica del pallone, ma di propagarsi come un’anima ribelle nei quartieri e nelle piazze con la medesima efficacia di un rullo di tamburi. Pertanto, è facile riconoscere i personaggi dell’ultima produzione di Claudio Dionesalvi. Nomi storpiati o descritti nello stesso modo in cui un artista realizzerebbe una caricatura. Cadenze, intercalari, tratti somatici e fisionomici amplificati forniscono al lettore una carta d’identità più che mai reale dei protagonisti di “B.D.D. – Romanzo degli anni zero” (casa editrice Coessenza). Il libro non è solo un romanzo ambientato tra Piazza Duomo e Campagnano, ma una fotografia di un preciso momento storico-culturale. Gli anni zero sono adesso, ma lo erano anche ieri. Non si sbaglia a collocarli temporalmente a partire dal 2003.
L’autore racconta la quotidianità di una comitiva di vecchi amici, spinti dalla sete di verità ad indagare su un “delitto” commesso in città. Non ci sono coltelli sanguinanti, né omicidi da vendicare. Ci sono fili da riannodare e carte da spulciare. In mezzo la bandiera del Cosenza Calcio 1914, fiera, a dare la spinta giusta ai novelli detective. Il ritmo è incalzante come un disco dei Ramones e a tratti psichedelico come piaceva ai Doors. Si intrecciano storie, si chiamano in causa i poteri forti e quelli occulti, tuttavia il mix esplosivo viene fuori dalla capacità di Dionesalvi di rendere fluide e leggere le pagine che l’una dietro l’altra si rincorrono tra le dita. “B.D.D. – Romanzo degli anni zero” tratteggia Cosenza dal basso, le dà la forma di una città esplosiva, mediorientale, ma ancorata ad una serie di stereotipi che le impediscono di spiccare il volo. La “B.D.D.” lottava per cambiare le cose… Antonio Clausi
“Calabria Ora”, 31 gennaio 2013

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