Marcos
COSI’ RACCONTANO I NOSTRI VECCHI…
pp.117, € 10,00
Intra Moenia, 2009
L’opera si apre con una cronologia che riassume le tappe significative dell’EZLN dalla prima azione armata del gennaio 1994 al 26 dicembre 2008 quando a Città del Messico iniziò il primo Festival mondiale della Rabbia Degna. Leggendo queste pagine si apprende come tutti i tentativi messi in atto dall’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale di adottare con il governo messicano soluzioni rispettose e dignitose del problema della autonomia e della liberazione dei popoli indigeni vengano, da quest’ultimo, fatti fallire. E allora si ricorre al silenzio come forma estrema di protesta; lunghi periodi in cui la incomunicabilità tra le parti lascia spazio all’ascolto, al linguaggio della poesia, alla riflessione sulle esperienze autogestionarie dei municipi autonomi. In questo volume Claudio Dionesalvi, al quale nel 2005 le autorità statunitensi impedirono di sorvolare lo spazio aereo per recarsi, con la sua compagna, in Chiapas per una vacanza di lavoro e solidarietà, ha raccolto racconti di anziani scritti e letti dal subcomandante Marcos, rivoluzionario messicano, fine intellettuale ed ex ricercatore universitario convertito alla cultura indigena, durante i numerosi incontri avuti con i popoli del Chiapas dal gennaio 2006 al giugno 2007.
Testi ricchi di suggestioni, di tenerezza, di amore verso gli altri. Storie di pietre e di sogni, viaggi nel passato che aiutano a costruire il futuro mentre i visi dei comandanti zapatisti vengono nascosti dai passamontagna per risultare alla fine più visibili. Quella dell’identità collettiva è una scommessa da vincere contro le infestazioni “guidate” dei campi di mais messe in atto dal governo messicano e dai paramilitari per affamare le popolazioni indigene, e la disinformazione circa le atrocità e le eliminazioni fisiche dei sindacalisti zapatisti. Su quelle montagne del Sud Est messicano, dove un uomo silenzioso sul suo cavallo e con la pipa in bocca cammina ascoltando, è nata una nuova vita, la piccola Maya, figlia di Claudio e Loredana, un fiore che crescerà in Calabria ma che ha radici che affondano in una cultura millenaria. Di quel popolo ne porta il nome e con il suo sorriso ne esalta la dignità.
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